Di sassi, riverberi e speranza
“Visti da molto lontano alcuni sassi sono come un piccolo mondo con i loro continenti le isole e i mari” così inizia “Da lontano era un’isola” di Bruno Munari nell’edizione di Einaudi (1984), opera di grande valore pedagogico, letterario e artistico con fotografie di Giorgio Furla e Ugo Mulas, tra gli altri, e disegni di Bruno Munari, segue “ognuno è diverso dagli altri, non ci sono due sassi uguali, sono tutti «pezzi unici» come le opere d’arte”
E così è stato per me durante la lettura di “Il sasso più bello” di Gilles Baum e Joanna Concejo un albo illustrato unico e sorprendente che ti prende per mano e ti accompagna in un mondo apparentemente surreale, che perfettamente si bilancia tra testo e illustrazioni, illustrazioni che potresti guardare per ore e cercare rimandi, suoni, odori e sapori che dalla pagina prendono vita e ti travolgono senza pudore alcuno.
La pagina si divide e richiama in alcuni tratti la suddivisione del graphic novel: città e lago, ferro e acqua, suoli piastrellati e asfaltati, giunchi e fogliame, il rumore di passi frenetici e il silenzio. Ombre ed esseri umani che compaiono e vivono in piccole pozzanghere.
“Ogni mattina, prima dell’alba, il fornaio impasta il pane con gli occhi pieni di fango.” “…l’insegnante strappa i giunchi e le ninfee per liberare i banchi dei suoi alunni…”
E tra giunchi e fango spuntano ippopotami e foche e lì risiede lo straniamento che rende il libro ricco, ampliandone possibili significati e immaginazioni che si alimentano e rendono tutto possibile.
Ed è qui tra l’alternarsi di acqua, rame, acciaio e bambini immersi in acque immobili e stagnanti che la mia memoria ha scovato ricordi di racconti orali che hanno animato le serate condivise con la mia famiglia.
Una famiglia che ha vissuto la periferia nord milanese, arrivata dal sud Italia, come tanti, negli anni Sessanta del secolo scorso.
Tra illustrazioni e parole eccomi catapultata all’improvviso nelle cave di Quarto Oggiaro, il quartiere vicino, che mi raccontavano i miei nonni e i miei genitori, ma anche zie, che erano un tempo popolate da cave utilizzate in un primo momento come risorsa per materiale edilizio, trasformate in seguito in area di svago e di gioco, non autorizzato, per i cittadini e le cittadine dalla zona.
Nelle cave si passavano i pomeriggi, le estati calde, ma le cave erano anche luogo di morte dove tanti, essendo luoghi poco sicuri, mi dicono, perdevano la vita per brusche cadute.
Una periferia che molto spesso ancora oggi viene vista problematica, immobile, stantia intrappolata nel fango proprio come gli abitanti senza orizzonte e silenti dell’albo edito da Topipittori.
Ma ecco che la speranza bussa al cielo di questo posto sospeso ed è rotto il silenzio, il colore avanza e vibra un uomo con la barba lancia sassi che fanno dei rimbalzi strepitosi.
Ed ecco che la periferia dei miei racconti familiari si anima e il colore si fa vivo; fotografie in bianco e nero mi portano lì, posso vedere i ragazzi e le ragazze che la animano.
Posso vedere parte della mia famiglia percorrere a piedi strade oggi di cemento, ma che erano ricche di campi e acqua, posso vederli pieni di speranza:
“Corre impetuoso come un torrente, come un fiume.
Che come un fiume che preferirebbe scomparire piuttosto che non vedere il mare”
Le periferie ricche di voglia di fare, di speranza, di riscatto, di colori, di culture si muovono impetuose lontane dai centri ricchi e rinomati, vogliono e hanno diritto di vedere il mare.
Periferia che son tornata a vivere e che mi parla della mia storia, della mia famiglia e mi accarezza i pensieri e i ricordi.
Un albo prezioso, che intavola un dialogo con il lettore indipendentemente dalla sua età; capace di solleticare l’immaginifico, ma anche memorie.
©Jessica Paolillo
Appuntamento da non perdere:
Le illustrazioni di Joanna Concejo saranno esposte nella mostra Le Immagini della Fantasia 43 a Sarmede dall’8 novembre fino al 15 febbraio 2026.
La mostra sarà poi ospitata a Monza, Pordenone, Valdagno, Tolmezzo e altre città.
Informazioni QUI
Se ti appassionano i sassi ti consiglio la lettura di:
María José Ferrada, Pep Carrió (2025), Piedras Negras, RAUM Italic
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